C’è una fotografia che racconta bene quello che è successo il 10 marzo a Reggio Emilia. Non è quella di gruppo — sebbene sia bella. È questa: una shopper con il logo Metricode e il marchio Erasmus+, appoggiata sopra la Gazzetta di Reggio aperta al titolo «Il futuro? È scritto nella metrologia». Un progetto europeo che diventa notizia locale. Un’aula che diventa cantiere. L’Europa che bussa alle porte di un Tecnopolo emiliano. Noi eravamo lì, come organizzatori e moderatori della giornata, e vogliamo raccontarvi perché quella fotografia ci ha colpito così tanto.
Partiamo dai numeri. Secondo l’Osservatorio sulle Competenze Digitali 2025, promosso da AICA, Anitec-Assinform e Assintel, in Italia vengono pubblicati ogni anno circa 136.000 annunci LinkedIn per profili con competenze digitali. Il sistema formativo ne produce 73.000. Uno ogni due posti disponibili.
in un anno in Italia
dal sistema educativo
per raggiungere la media UE
Non basta. 4 aziende su 10 dichiarano apertamente difficoltà a trovare i profili giusti. Per i profili tecnici industriali la percentuale sale al 69%. Quasi sette aziende su dieci cercano qualcuno che non riesce a trovare. E il problema non è solo quantitativo: secondo i test AICA su oltre 24.000 persone, solo il 30% raggiunge livelli sufficienti nelle competenze informatiche di base. Il 79% non ha conoscenze adeguate di intelligenza artificiale.
«Colmare il gap tra le competenze diffuse e le reali richieste delle aziende tecnologiche: questa è la missione. Non domani. Adesso.»
Damiano Pietri — Presidente Metricode, coordinatore tecnico LotFC’è una parte del sistema formativo italiano che sta provando a rispondere in modo serio. Gli ITS Academy — Istituti Tecnici Superiori — sono percorsi biennali post-diploma ad altissima concentrazione pratica, progettati in co-progettazione con le imprese. Secondo i dati INDIRE, i percorsi ICT degli ITS sono cresciuti del 40% in un solo anno, e le richieste di iscrizione sono salite del 58%. I ragazzi ci sono. La domanda c’è. Il mercato aspetta.
Al Tecnopolo di Reggio Emilia, il 10 marzo, abbiamo visto concretamente cosa succede quando questa catena si chiude. Gli studenti del 1° anno dell’ITS Maker hanno lavorato fianco a fianco con i delegati di Coop Bilanciai, Trescal, Sideius e ABC Bilance per analizzare e validare quattro aree tecnologiche — IoT, AI applicata, Blockchain e sistemi LIMS/Cloud — che definiranno i laboratori del prossimo decennio. Non una simulazione. Un lavoro reale, su standard reali, con professionisti reali.
Il nostro ruolo in questa giornata era organizzativo e di moderazione. Abbiamo collaborato alla costruzione del programma, facilitato i tavoli di lavoro, tenuto i tempi. Ma quello che abbiamo portato via è qualcosa di diverso da un report.
Abbiamo visto studenti di vent’anni che non avevano mai incontrato un cliente in vita loro fare domande precise, tecniche, pertinenti. Abbiamo visto aziende che da anni lamentano l’impossibilità di trovare personale qualificato rendersi conto che i giovani si stanno formando, stanno crescendo, e incontrali significa dal loro la possibilità di conoscere gli indirizzi industriali affinché facciano scelte formative consapevoli per il loro futuro. Abbiamo visto il momento esatto in cui il mismatch ha smesso di essere un un problema statistico per diventare una opportunità concreta di crescita congiunta.
Il progetto Lab of the Future, co-finanziato da Erasmus+ con 8 partner da 5 paesi e un orizzonte al 2028, non è solo un esercizio accademico. L’obiettivo finale — definire il profilo europeo EQF 4 del «Tecnico di Laboratorio Digitale» e una Guida alle 70 Best Practices di Digitalizzazione per i laboratori UE — nasce esattamente da giornate come questa. Da aziende che si siedono a un tavolo e dicono: «Ecco cosa ci serve davvero».